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	<title>Sam &#187; University</title>
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		<title>My TOEFL experience</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato ho sostenuto il TOEFL.
Il TOEFL è l&#8217;acronimo di Test Of English for Foreign Language.
Mi serviva come &#8220;sostituto&#8221; dell&#8217;esame di Lingue III del Politecnico. A patto di prendere almeno 103 su 120. Spero di avercela fatta, francamente! Altrimenti proverò a farlo nuovamente. 
Vi racconto un po&#8217; com&#8217;è questo esame, come mi sono preparato e come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato ho sostenuto il <strong>TOEFL</strong>.<br />
Il TOEFL è l&#8217;acronimo di <em>Test Of English for Foreign Language</em>.<br />
Mi serviva come &#8220;sostituto&#8221; dell&#8217;esame di <strong>Lingue III</strong> del Politecnico. A patto di prendere almeno <strong>103</strong> su 120. Spero di avercela fatta, francamente! Altrimenti proverò a farlo nuovamente. <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
Vi racconto un po&#8217; com&#8217;è questo esame, come mi sono preparato e come mi sono trovato a farlo&#8230;</p>
<p><strong>Preparazione</strong><br />
Ho preparato questo esame sul libro <a href="http://barronseduc.com/0764133748.html"><em>&#8220;Barron&#8217;s TOEFL iBT&#8221;</em></a>.<br />
Ci sono vari libri, abbastanza simili, ma io ho trovato questo in libreria e l&#8217;avevo comprato. L&#8217;ho trovato buono, in ogni caso: la difficoltà delle simulazioni dell&#8217;esame che si trovano all&#8217;interno del libro è praticamente la stessa che ho poi incontrato durante il test vero e proprio.<br />
Inoltre, ho trovato alcuni suggerimenti dati molto utili.<br />
Oltre a questo libro, ho anche usato il <em>mini-test</em> che la ETS ti &#8220;regala&#8221; quando ti iscrivi al TOEFL.</p>
<p><strong>Andiamo all&#8217;esame!</strong><br />
Mi sono iscritto per sostenere il TOEFL nell&#8217;unico centro a Torino che lo permette: e, ovviamente, questo centro era in una via a me del tutto ignota.<br />
L&#8217;esame iniziava a mezzogiorno ma bisognava essere lì mezz&#8217;ora prima, pena l&#8217;esclusione dal test.<br />
Alle 10:30, quindi, sono uscito di casa armato di cartina stampata dal buon <em>Google Maps</em> e sono andato a prendere l&#8217;autobus. Per fortuna, la linea che mi portava a pochi metri dalla scuola ha una fermata vicinissima a casa mia! Non avevo cellulare né altro perché sul foglio di presentazione del TOEFL c&#8217;era scritto che non si poteva portare niente nella stanza dove si sostiene l&#8217;esame e che poteva anche non esserci un posto dove riporre i propri &#8220;effetti personali&#8221;: per non rischiare, quindi, li avevo lasciati a casa.<br />
Dopo mezz&#8217;ora di viaggio in autobus, sono arrivato alla sede dell&#8217;esame! Un giretto a piedi intorno all&#8217;isolato (era troppo presto per entrare!) e poi mi sono diretto verso la scuola.<br />
Poco dopo essere entrato viene dato, a me e alle altre persone che erano lì (10-15, circa), un foglio su cui ricopiare un breve brano in inglese in cui, in sintesi, dichiaravamo di non divulgare il contenuto dell&#8217;esame che stavamo per fare.<br />
A quel punto, ci hanno chiamato uno alla volta e, dopo aver preso i nostri dati dalla carta di identità e scattato una foto, ci hanno mostrato il computer su cui avremmo sostenuto l&#8217;esame da lì a poco. E così, abbiamo iniziato&#8230;</p>
<p><strong>Esame</strong><br />
Il TOEFL, per chi non lo sapesse, è svolto <em>interamente</em> a computer, dura 4 ore &#8211; 4 ore e mezza ed è composto da <em>quattro</em> parti, ciascuna delle quali vale <em>30 punti</em>.<br />
La prima parte è <em>&#8220;Reading&#8221;</em>: bisogna leggere una serie di brani e rispondere a una serie di domande a scelta multipla. Alcune sono un po&#8217; ostiche, ma niente di particolarmente impossibile. La durata di questa parte è di 60 minuti, 20 per brano; i più &#8220;fortunati&#8221;, però, hanno 2 brani aggiuntivi che non vengono valutati ma che servono per <em>&#8220;future versioni del test&#8221;</em>. Ovviamente, non ti dicono quali sono questi brani non valutati; e, neanche a dirlo, a me sono capitati!<br />
La seconda parte è <em>&#8220;Listening&#8221;</em>: si tratta di ascoltare tre conversazioni tra studenti e insegnanti (o tra studenti) e tre lezioni universitarie, rispondendo a una serie di domande a scelta multipla. Verso la fine, sono andato un po&#8217; in confusione (la fame? la stanchezza? boh&#8230;) ma sono abbastanza tranquillo. Anche in questa parte è possibile imbattersi in alcune conversazioni aggiuntive che non vengono poi valutate&#8230; ma, per fortuna, se ti capitano letture in più nella parte di <em>&#8220;Reading&#8221;</em> qui non capitano! <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /><br />
A questo punto, arriva la <em>pausa</em>: 10 minuti in cui puoi abbandonare il computer e mangiare qualcosa o andare in bagno o sgranchirti un po&#8217; le gambe. L&#8217;importante è che tu non ti allontani troppo.<br />
La terza parte è <em>&#8220;Speaking&#8221;</em> ed era la parte che mi preoccupava di più! Non tanto per il fatto di dover parlare (a un computer, poi!), ma per il <em>poco tempo</em> che, secondo me, danno per preparare la risposta e per rispondere. Soprattutto per la prime domande: le altre, infatti, hanno un brano da leggere e/o una conversazione da ascoltare, prima di rispondere. Ho letto domande che, credo, avrei difficoltà a rispondere in quei tempi anche in italiano!<br />
Alla fine, però, grazie a un po&#8217; di &#8220;allenamento&#8221; che avevo fatto con il libro, sono riuscito &#8211; penso abbastanza bene &#8211; a rispondere a tutte le domande e nel tempo che avevo a disposizione (la risposta, infatti, viene registrata da un microfono e, una volta finito il tempo, la registrazione si ferma: se stai ancora parlando&#8230; beh, ti attacchi!).<br />
La quarta e ultima parte è <em>&#8220;Writing&#8221;</em> e ha due prove. La prima consiste nel leggere un brano e poi ascoltare una lezione universitaria in cui il professore approfondisce il brano oppure lo mette in discussione; dopo l&#8217;ascolto, bisogna scrivere un riassunto di circa 200 parole spiegando i paralleli o i contrasti tra la lettura e il brano ascoltato.<br />
Nella seconda prova, invece, bisogna scrivere un brano di almeno 300 parole in cui si sostiene un&#8217;opinione su un&#8217;argomento proposto.</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;esame</strong><br />
Finito l&#8217;esame, il computer ti chiede se vuoi inviare le tue risposte all&#8217;ETS o vuoi cancellare il tuo esame. Dopo quasi quattro ore, non so chi scelga di cancellare tutto il suo lavoro&#8230; in ogni caso, io ho cliccato su <em>&#8220;invia i risultati&#8221;</em>.<br />
Ho salutato la ragazza che controllava che tutto funzionasse a dovere e sono uscito.<br />
Almeno, ho provato ad uscire. La porta di uscita, infatti, era rigorosamente <em>chiusa</em>. Dopo aver cercato qualcuno che avesse le chiavi, io e un altro ragazzo che aveva finito insieme a me, siamo riusciti a uscire e ci siamo diretti ognuno a casa propria!</p>
<p><strong>Stranezza</strong><br />
Una piccola stranezza: il programma con cui si sostiene l&#8217;esame è predisposto per la tastiera <em>statunitense</em>. Ora, nel centro in cui ho sostenuto l&#8217;esame, le tastiere erano <em>italiane</em>. Come hanno superato la differenza di simboli tra le due tastiere?! Ma con un bel foglio di carta in cui era riprodotta la tastiera americana ed erano evidenziate le differenze tra quella e quella italiana! Ma comprare qualche tastiera statunitense e attaccarla ai computer il giorno dell&#8217;esame, no?!</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Una frase riassuntiva sul TOEFL, &#8220;ispirata&#8221; da una ragazza che sosteneva l&#8217;esame insieme a me:</p>
<blockquote><p>Il TOEFL è un gioco. Un gioco difficile e lungo.</p></blockquote>
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		<title>Note&#8230; veloci</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 20:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche pensiero su questi giorni&#8230;
Persone
Ieri ho rivisto una persona che non vedevo da alcuni mesi. E&#8217; venuta a trovarmi al Politecnico, per un problema col computer.
Abbiamo fatto anche due chiacchiere. Mi ha davvero fatto piacere!
La tesi e il Mac
Sto realizzando la mia tesi su Windows 7, installato con Bootcamp sul mio Macbook.
Ieri è capitata una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Qualche pensiero su questi giorni&#8230;</em></p>
<p><strong>Persone</strong><br />
Ieri ho rivisto una persona che non vedevo da alcuni mesi. E&#8217; venuta a trovarmi al Politecnico, per un problema col computer.<br />
Abbiamo fatto anche due chiacchiere. Mi ha davvero fatto piacere!</p>
<p><strong>La tesi e il Mac</strong><br />
Sto realizzando la mia tesi su Windows 7, installato con Bootcamp sul mio Macbook.<br />
Ieri è capitata una cosa a dir poco &#8220;strana&#8221;: un componente software &#8211; vecchiotto e che potrebbe essere fatto meglio ma che devo usare per forza così com&#8217;è &#8211; che uso nel mio programma in C# per simulare il tracciamento degli occhi (lo fa &#8220;intercettando&#8221; il movimento del mouse, su un computer &#8220;normale&#8221;), in una certa condizione, mandava in crash l&#8217;intero programma.<br />
Dopo averci speso una mattina senza risolvere nulla, lo prendo e lo metto su un altro computer (non Apple e con Windows XP). Lo eseguo e&#8230; funziona!<br />
Mi dico: potrebbe essere colpa di Seven! Proviamo: lo passo al dottorato che mi segue nella tesi per farglielo provare sul suo pc, con Windows 7 a 64 bit.<br />
Indovinate un po&#8217;?! Funziona!<br />
Lo mando a un mio amico da provare sul suo portatile, pure lui con Windows 7&#8230; e anche lì va!<br />
Penso che la colpa sia del trackpad del Macbook e del suo driver e lo provo sul mio iMac, una volta a casa, grazie a Windows XP che ho virtualizzato. Risultato?! Non va!<br />
Una conclusione ancora non l&#8217;ho trovata. Un <em>workaround</em> sì. Di certo c&#8217;è da dire che l&#8217;hardware Apple e i suoi driver per Windows, almeno per quanto riguarda l&#8217;input (perché anche utilizzando la tastiera, crasha!), non deve essere <em>uguale uguale</em> a quello di un qualsiasi altro computer&#8230;</p>
<p><strong>Windows 7</strong><br />
Oggi è ufficialmente uscito. Mi sono chiesto: chissà se a Torino hanno finito le scorte per l&#8217;ora di pranzo come è successo con Snow Leopard&#8230; ma qualcosa mi dice di no! <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Inglese</strong><br />
Leggere la frase <em>&#8220;suonare il pianoforte&#8221;</em> tradotta come <em>&#8220;suonare the piano&#8221;</em> non ha prezzo. Vedo che la scuola italiana funziona sempre meglio, sì sì&#8230;</p>
<p><strong>Videolezioni &#038; Co.</strong><br />
Dicano pure quello che vogliano. Le videolezioni e la teledidattica sono sicuramente strumenti utili e apprezzabili per diversi motivi.<br />
Però quella non è <em>&#8220;università&#8221;</em> come la intendo io! Almeno non come la si sta impostando e svolgendo in questo momento. Se poi si troveranno metodi più furbi, ben vengano!<br />
Ora, però&#8230; Dove sta il contatto e il confronto con gli altri studenti? Dove sta la possibilità di chiedere spiegazioni immediatamente se non si capisce o se si ha qualche dubbio? Dove sta l&#8217;impegno ad alzarsi, andare in università e affrontare qualche piccola difficoltà, di tanto in tanto? Si cresce e si educa così? Davvero?!</p>
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		<title>Dieci suggerimenti per le matricole&#8230;</title>
		<link>http://luigidr.altervista.org/2009/10/dieci-suggerimenti-per-le-matricole/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:25:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[University]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune brevi riflessioni che si potrebbero condividere con le matricole universitarie&#8230; non in ordine di importanza!
1. Andate a lezione il più possibile.
Sempre sarebbe l&#8217;ideale. E senza dormire, una volta arrivati lì.
2. Prendete appunti. Bene.
A volte capita di non segnarsi una cosa spiegata dal professore perché &#8220;tanto c&#8217;è sulle slide&#8220;; poi, rileggendo quelle slide, ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Immagine laurea" src="http://luigidr.altervista.org/blog/uploads/2009/10/laurea.jpg" alt="Immagine laurea" width="200" align="left" /><em>Alcune brevi riflessioni che si potrebbero condividere con le matricole universitarie&#8230; <strong>non</strong> in ordine di importanza!</em></p>
<p><strong>1. Andate a lezione il più possibile.</strong><br />
Sempre sarebbe l&#8217;ideale. E senza dormire, una volta arrivati lì.<br />
<strong>2. Prendete appunti. Bene.</strong><br />
A volte capita di non segnarsi una cosa spiegata dal professore perché &#8220;<em>tanto c&#8217;è sulle slide</em>&#8220;; poi, rileggendo quelle slide, ci si accorge che manca qualcosa&#8230;<br />
<strong>3. Studiate periodicamente.</strong><br />
Giorno per giorno sarebbe l&#8217;ideale. Settimana per settimana potrebbe andare bene lo stesso.<br />
<strong>4. Non datevi obiettivi né troppo alti né troppo bassi.</strong><br />
Per esempio, per quanto riguarda il voto che vi andrebbe bene per il prossimo esame: accettare tutti 18 può essere controproducente, alla lunga; pretendere tutti 30 e lode, da matti (anche se dipende da università a università, da facoltà a facoltà, da corso a corso, da professore a professore, &#8230;).<br />
<strong>5. Non siate &#8220;timidi&#8221;&#8230; con i professori.</strong><br />
Sono lì perché voi impariate. Non c&#8217;è una domanda troppo stupida da fargli&#8230;<br />
<strong>6. Non siate &#8220;timidi&#8221;&#8230; con i vostri compagni.</strong><br />
Cioè, fate amicizia con le persone che seguono il vostro stesso percorso di studi. Saranno alleati preziosi.<br />
<strong>7. Imparate a lavorare in gruppo.</strong><br />
E&#8217; molto importante essere capaci a lavorare in gruppo e come un gruppo. E non sempre è facile come si pensa&#8230;<br />
<strong>8. Siate curiosi!</strong><br />
Se qualcosa di quello che studiate vi colpisce o vi piace particolarmente, perché non approfondire?! E se non capite qualcosa, non lasciate perdere!<br />
<em>Questo &#8211; mi permetto! &#8211; lo consiglierei soprattutto a chi ha a che fare con la tecnologia.</em> <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /><br />
<strong>9. Non arrendetevi!</strong><br />
Le difficoltà ci saranno. I momenti di sconforto pure. Coraggio! Le difficoltà stanno lì perché le possiate superare.<br />
<strong>10. Riposatevi e divertitevi.</strong><br />
Studiare è importante ma&#8230; non c&#8217;è solo quello nella vita! Ogni tanto, uscite con i vostri amici, andate a mangiare una pizza, andate al cinema&#8230;</p>
<p>E&#8230; buona vita universitaria! <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>YouTube EDU e le università italiane</title>
		<link>http://luigidr.altervista.org/2009/10/youtube-edu-e-le-universita-italiane/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 09:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tech]]></category>
		<category><![CDATA[University]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina YouTube mi presentava in evidenza, nella sua home page, il riquadro YouTube EDU.
YouTube EDU è la directory di YouTube in cui sono inseriti i video messi a disposizione dalle università di tutto il mondo: si possono trovare corsi, conferenze, seminari ma anche video di presentazione dell&#8217;università.
La directory contiene 287 università e dipartimenti, di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamattina YouTube mi presentava in evidenza, nella sua home page, il riquadro <a href="http://www.youtube.com/education?b=1"><strong>YouTube EDU</strong></a>.<br />
<em>YouTube EDU</em> è la directory di YouTube in cui sono inseriti i video messi a disposizione dalle università di tutto il mondo: si possono trovare corsi, conferenze, seminari ma anche video di presentazione dell&#8217;università.<br />
La directory contiene <strong>287</strong> università e dipartimenti, di cui la maggior parte sono <em>statunitensi</em> (ovviamente!).<br />
Di università italiane ce ne sono ben <strong>due</strong>: il <em>Politecnico di Milano</em> e la <em>Bocconi</em>.<br />
Diamoci un&#8217;occhiata&#8230;</p>
<p>Il <a href="http://www.youtube.com/user/polimi">canale del Politecnico di Milano</a> è stato creato nel 2006 e contiene al suo interno <strong>23 video</strong> suddivisi in <strong>sei playlist</strong>:</p>
<p align="center"><img class="size-medium wp-image-1701" title="PoliMi" src="http://luigidr.altervista.org/blog/uploads/2009/10/PoliMi.jpg" alt="Canale del Politecnico di Milano" width="450" /></p>
<ul>
<li><em>L&#8217;esperto della settimana</em><br />
Il Politecnico rivolge uno sguardo attento e critico all&#8217;attualità: ogni settimana puoi ascoltare l&#8217;opinione competente di uno dei docenti.</li>
<li><em>Ricerca</em><br />
Puoi scoprire passato, presente e futuro della ricerca scientifica dalla voce dei suoi protagonisti e come il Politecnico di Milano contribuisce all&#8217;innovazione tecnologica.</li>
<li><em>Laboratori</em><br />
Potrai visitare virtualmente i nostri laboratori sperimentali, tra i più avanzati e innovativi a livello europeo.</li>
<li><em>Eventi</em><br />
Potrai rivedere i momenti più significativi dei nostri eventi: Lauree ad honorem, incontri con eminenti studiosi e cerimonie accademiche.</li>
<li><em>Laureati</em><br />
Visita questa sezione se vuoi ascoltare le testimonianze di personaggi che hanno studiato al Politecnico di Milano.</li>
<li><em>Edutainment</em><br />
Naviga nella sezione Edutainment per scoprire curiosi progetti politecnici al confine tra formazione e gioco.</li>
</ul>
<p>Il <a href="http://www.youtube.com/user/UniBocconi">canale dell&#8217;Università Bocconi</a> è stato creato nel 2007 e contiene al suo interno <strong>123 video</strong>.</p>
<p align="center"><img class="size-medium wp-image-1700" title="Bocconi" src="http://luigidr.altervista.org/blog/uploads/2009/10/Bocconi.jpg" alt="Canale dell'Università Bocconi" width="450" /></p>
<p>Rispetto al canale del Politecnico, è tutto un&#8217;altro mondo!<br />
Oltre a video &#8220;propagandistici&#8221; contiene anche informazioni per l&#8217;iscrizione, corsi ed eventi. Inoltre, diversi video sono realizzati in inglese, così da permette a un maggior numero di persone di vederli.</p>
<p><strong>Cosa ne penso?!</strong><br />
Beh, meno male che ci sono almeno loro due.<br />
Mi sorgono però alcune domande:<br />
- <em>le altre università italiane (almeno quelle più grandi), dove sono?</em><br />
- <em>perché il Politecnico di Milano non ha video di alcuni loro corsi (e più video in generale, visto che ha quel canale da 3 anni ormai)?</em><br />
Poi penso alla mia università, che ha sul proprio sito diversi video (pubblicitari e non) e ai miei professori che sempre più registrano i video delle loro lezioni e mi chiedo: <em>perché non utilizzare un servizio come questo?</em><br />
Sarebbe un&#8217;ulteriore &#8220;porta sul mondo&#8221; e una facilitazione per gli studenti che così eviterebbero di scaricare video su video dal portale della didattica. Tra l&#8217;altro, i professori stessi si lamentano di questo portale&#8230;</p>
<p>Siamo sempre alle solite, insomma. Le opportunità ci sono. La tecnologia pure. C&#8217;è anche chi, come il PoliMi e la Bocconi, le usa. Gli altri, quando arriveranno?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Houston, abbiamo un problema&#8230;</title>
		<link>http://luigidr.altervista.org/2009/09/houston-abbiamo-un-problema/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 16:10:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Me]]></category>
		<category><![CDATA[University]]></category>
		<category><![CDATA[Poli]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì ho ripreso ad andare in laboratorio a lavorare sulla tesi.
Quando sono arrivato, la prima notizia che mi hanno dato è stata: l&#8217;eye-tracker che c&#8217;è in laboratorio, cioè il computer che permette di controllare alcuni programmi tramite un tracciamento preciso dell&#8217;occhio, era un prestito di un&#8217;università inglese e adesso&#8230; beh, lo rivogliono indietro!
Un bel problema, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì ho ripreso ad andare in laboratorio a lavorare sulla tesi.<br />
Quando sono arrivato, la prima notizia che mi hanno dato è stata: l&#8217;<strong>eye-tracker</strong> che c&#8217;è in laboratorio, cioè il computer che permette di controllare alcuni programmi tramite un tracciamento preciso dell&#8217;occhio, era un <strong>prestito</strong> di un&#8217;università inglese e adesso&#8230; beh, lo rivogliono indietro!<br />
Un bel problema, visto che per il gruppo di ricerca (e per la mia tesi, naturalmente!) è un elemento abbastanza importante!</p>
<p align="center"><img class="aligncenter size-full wp-image-1667" title="mytobii" src="http://luigidr.altervista.org/blog/uploads/2009/09/mytobii.jpg" alt="mytobii" height="300" /></p>
<p>Subito dopo mi dicono che ne stanno cercando un altro in prestito da qualche azienda italiana.<br />
Se non ci riescono, ci dobbiamo &#8220;arrangiare&#8221; con una webcam tradizionale e un programma che tracci lo spostamento della testa. Programma che ho provato, ed è fatto bene, è veloce e tutto quello che si vuole, ma non è la stessa cosa dell&#8217;eye-tracker!<br />
Ora, il modello <strong>nuovo</strong> e <strong>più economico</strong> dell&#8217;eye-tracker che abbiamo in laboratorio, costa la bellezza di <strong>20.000 euro</strong> (<em>migliaia di euro in più, migliaia di euro in meno</em>), quindi è davvero una bella cifra.</p>
<p>Però, mi verrebbe da dirti, <em>mia cara università</em>:</p>
<ul>
<li><strong>invece</strong> di rifare completamente gli ingressi, che tanto non c&#8217;era l&#8217;urgenza di rifarli, visto che erano solidi e <strong>assolutamente non pericolanti</strong>;</li>
<li><strong>invece</strong> di far ripiantare la maggior parte dei prati fioriti a mesi alterni;</li>
<li><strong>invece</strong> di tenere tonnellate di corsi duplicati tra quelli in italiano e quelli in inglese (cancellando, ovviamente per mancanza di fondi, quelli più interessanti);</li>
<li><strong>visto</strong> che <strong>dovresti</strong> essere una delle migliori università di Italia e che, per questo, riceverai <strong>6 milioni di euro</strong> in più rispetto all&#8217;anno scorso da parte dello Stato;</li>
</ul>
<p>forse si potrebbe anche pensare di acquistarne uno <strong>usato</strong>, visto che il gruppo di ricerca lo usa abbondantemente. D&#8217;altra parte, il modello che si ha adesso non è l&#8217;ultimo in commercio!<br />
Certo, lo so, non c&#8217;è solo quel gruppo&#8230; e sono <strong>sicuramente</strong> diversi i gruppi di ricerca con questi problemi&#8230;<br />
Allora, proprio per questo, <strong>perché non fare qualcosa?!</strong> Perché non dare un po&#8217; più di priorità alla ricerca?! Da qualche parte si dovrà pur iniziare, no?!<br />
Poi ci si lamenta che i ricercatori scappano dall&#8217;Italia! Più passa il tempo e più mi meraviglierei del contrario!<br />
Inoltre, come dire: <strong>ogni tanto, puntare sulla qualità e sulla sostanza invece che sulla quantità e l&#8217;apparenza?</strong> <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>PoliTO gadgets</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 11:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era un po&#8217; di tempo che volevo scrivere questo post. Poi, complice la poca voglia e altre cose da fare, ho sempre rimandato. Tanto non è niente di così indispensabile, mi dicevo. Però, volevo scriverlo e, finalmente, eccolo qui!  
Dopo aver scritto dei gadget delle università statunitensi e dopo aver &#8220;ispirato&#8221; un po&#8217; questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era un po&#8217; di tempo che volevo scrivere questo post. Poi, complice la poca voglia e altre cose da fare, ho sempre rimandato. Tanto non è niente di così indispensabile, mi dicevo. Però, volevo scriverlo e, finalmente, eccolo qui! <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Dopo aver scritto dei <a href="http://luigidr.altervista.org/2008/10/gadget-dalle-universita-usa/">gadget delle università statunitensi</a> e dopo aver &#8220;ispirato&#8221; un po&#8217; <a href="http://www.ladyblackice.americanpizzaparty.com/2008/10/24/sapienza-gadgets.html">questo post</a> di Lady Blackice, mi sono finalmente deciso di parlarvi dei <strong>gadget del Politecnico di Torino</strong>!</p>
<p align="center"><img title="gadget-polito" src="http://luigidr.altervista.org/blog/uploads/2009/09/gadget-polito.jpg" alt="Gadget del Politecnico di Torino" /></p>
<p>Non so esattamente quando i gadget del Poli abbiano fatto la loro comparsa&#8230; so che li ho sempre visti!</p>
<p>Questi accessori sono venduti dall&#8217;associazione (interna) <a href="http://www.polincontri.polito.it"><strong>Polincontri</strong></a>, che da circa vent&#8217;anni si occupa di cultura, sport e tempo libero per gli studenti e i dipendenti dell&#8217;università.<br />
Sul sito dell&#8217;associazione, più precisamente <a href="http://www.polincontri.polito.it/shop2">a questa pagina</a>, li potete trovare tutti (con tanto di prezzo): si va dalle <em>felpe</em> (con o senza cappuccio), ai <em>portabadge</em>, passando da <em>biro</em>, <em>portachiavi</em>, <em>cravatte</em>, <em>zainetti</em>, <em>cappellini</em>, <em>chiavi USB</em>&#8230; insomma, la scelta non manca!<br />
Io ho il portabadge, ma credo che prossimamente andrò a vedere come sono le tazze&#8230; <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Purtroppo, quella che vedete in questo post è una delle poche foto che ho trovato&#8230; e non rende molto l&#8217;idea! Ma alcuni di questi gadget sono proprio carini (altri sono molto &#8220;seri&#8221;) e averne uno, a mo&#8217; di ricordo di questi anni di università, non mi pare una cattiva idea&#8230;</p>
<p><strong>P.S.</strong> Il Polincontri, per chi fosse al Poli (<em>sede centrale</em>) e non lo sapesse, si trova poco dopo l&#8217;edicola, nel corridoio che da su Corso Einaudi.</p>
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		<title>In questi anni di università ho imparato&#8230;</title>
		<link>http://luigidr.altervista.org/2009/08/in-questi-anni-di-universita-ho-imparato/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 15:26:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[University]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Poli]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[- che meno studenti in un corso ci sono, meglio è;
- che negli esami conta sì quanto studi&#8230; ma ci vuole anche un pizzico di fortuna perché le cose vadano come pensavi;
- che la meritocrazia è sempre più rara;
- che non sono capace di studiare di notte, anche con litri di caffè. Prima o poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- che meno studenti in un corso ci sono, meglio è;<br />
- che negli esami conta sì quanto studi&#8230; ma ci vuole anche un pizzico di fortuna perché le cose vadano come pensavi;<br />
- che la meritocrazia è sempre più rara;<br />
- che non sono capace di studiare di notte, anche con litri di caffè. Prima o poi devo andare a dormire e quando mi sveglio sono a pezzi;<br />
- che abitare al primo piano in un palazzo senza ascensore ha i suoi indubbi vantaggi (volete mettere portare su la spesa o dei mobili solo per un piano?!);<br />
- che abitare in un palazzo con la portineria è una delle cose più comode del mondo (grazie Nadia!);<br />
- che i professori sono esseri umani: non tutti, ma buona parte sì;<br />
- che quasi tutti i professori rispondono alle mail (e se lo racconti ai tuoi amici, in genere, non ci credono);<br />
- che sono davvero multitasking;<br />
- che lavorare in gruppo è duro, ma quando si trova la quadra giusta non c&#8217;è niente di meglio;<br />
- che, a volte, proprio non ce la faccio a stare zitto e devo dire quello che penso;<br />
- che i Mac sono, per me, una grande invenzione e sono lieto di averli &#8220;scoperti&#8221;;<br />
- che alcuni negozianti torinesi sono molto freddi e distaccati la prima volta che ti vedono; appena ti conoscono, però, non te ne liberi più;<br />
- che, tutto sommato, me la cavo bene anche a vivere da solo;<br />
- che mi viene bene cucinare (e si vede da quanto sono ingrassato!);<br />
- che programmare non è poi così male come pensavo all&#8217;inizio;<br />
- che Torino è una città che mi piace;<br />
- a dire &#8220;addio&#8221; a diverse persone, con le quali ero amico ma le circostanze della vita ci hanno fatto allontanare;<br />
- che, in alcuni corsi, l&#8217;apparenza del proprio operato conta più della sostanza (purtroppo!);<br />
- che ci vuole tempo a costruire amicizie che durino oltre le ore di lezione&#8230; e, a volte, questo tempo non c&#8217;è;<br />
- che bisogna tenere sempre accanto a sé i propri sogni: non si sa mai;<br />
- che non bisogna avere paura;<br />
- che le difficoltà che incontriamo stanno lì perché le possiamo superare;<br />
- che ci sono ancora padroni di casa onesti: pochi, ma ce ne sono;<br />
- che girare in certe zone di Torino, di domenica, è come girare in una città fantasma;<br />
- che sono &#8220;innamorato&#8221; degli Stati Uniti;<br />
- che leggere è un piacere da non togliersi mai;<br />
- che c&#8217;è sempre qualcosa di nuovo da imparare, piccolo o grande, banale o importante che sia;<br />
- che adoro la &#8220;semplicità&#8221;.</p>
<p><b>P.S.</b> Prima o poi un post così dovevo scriverlo. Siccome mi sento sempre più <i>&#8220;in dirittura di arrivo&#8221;</i>, mi sono deciso e quindi&#8230; eccolo qui!</p>
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		<title>Thesis Time</title>
		<link>http://luigidr.altervista.org/2009/06/thesis-time/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 07:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ok, adesso che è proprio ufficiale posso scriverlo anche qui.
Ho da poco iniziato la tesi per la mia laurea magistrale.
La trovo molto interessante e &#8220;carina&#8221;.
Il suo titolo è:
Eye-tracking based user interfaces for environmental control systems
cioè &#8220;Interfacce grafiche basate sul tracciamento dell&#8217;occhio per il controllo di sistemi ambientali (= domotica, case intelligenti, &#8230;)&#8221;.
Di cosa si tratta?
Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, adesso che è proprio <b>ufficiale</b> posso scriverlo anche qui.<br />
Ho da poco iniziato la <b>tesi</b> per la mia laurea magistrale.<br />
La trovo molto interessante e &#8220;carina&#8221;.</p>
<p>Il suo titolo è:</p>
<p align="center"><b>Eye-tracking based user interfaces for environmental control systems</b></p>
<p>cioè &#8220;<i>Interfacce grafiche basate sul tracciamento dell&#8217;occhio per il controllo di sistemi ambientali</i> (= domotica, case intelligenti, &#8230;)&#8221;.</p>
<p>Di cosa si tratta?<br />
Ecco qui una descrizione:</p>
<blockquote><p>L&#8217;obiettivo della tesi è lo studio, prototipazione e sperimentazione di interfacce utente basate su dispositivi di eye tracking per funzionalità di controllo domotico.<br />
La tesi intende esplorare le modalità di realizzazione di interfacce utente per eye tracking, in particolare per quanto riguarda i pattern di interazione da adottare ed i widget da utilizzare nello sviluppo di applicazioni. Come concreto caso di studio, si farà riferimento allo sviluppo di applicazioni di controllo ambientale, compatibili con le linee guida proposte dal progetto COGAIN (D2.5 Draft standards for gaze based environmental control &#8211; http://www.cogain.org/results/reports/COGAIN-D2.5.pdf).<br />
La metodologia di lavoro dovrà prevedere la convalida dei risultati proposti mediante studi su campioni di utenti.<br />
Dal punto di vista della tecnlologia, si prevede di utilizzare lo stato dell&#8217;arte fornito dal framework .NET.</p>
<p>Le principali fasi di sviluppo della tesi saranno:<br />
1a) analisi, sperimentale e bibliografica, delle &#8216;best practice&#8217; nella realizzazione di interfacce per eye tracking<br />
1b) identificazione del toolkit grafico, basato su .NET, più adatto per lo sviluppo dei prototipi<br />
2) proposta dei pattern di interazione e di una libreria di widget in grado di supportarli<br />
3) implementazione prototipale di un applicazione di environmental control basata sull&#8217;interfaccia proposta nel punto 2<br />
4) valutazione su gruppo di utenti volontari dell&#8217;usabilità, efficienza ed efficacia della soluzione proposta<br />
5) eventuale ciclo di miglioramento della soluzione (ripetizione delle fasi 2-3-4)</p>
<p>I risultati finali attesi saranno:<br />
a) una libreria di widget, e relativa documentazione<br />
b) un&#8217;applicazione di controllo ambientale, basato sulla libreria di cui sopra e compatibile con le linee guida COGAIN-D2.5<br />
c) risultati quantitativi e qualitativi della sperimentazione utente.</p></blockquote>
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		<title>Inglese &#8220;maccheronico&#8221;</title>
		<link>http://luigidr.altervista.org/2009/06/inglese-maccheronico/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 09:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa: il mio professore di Inglese del Liceo definiva &#8220;inglese maccheronico&#8221; quello di chi parlava inglese in modo approssimativo e con poca &#8220;fluidità&#8221;.
La mia facoltà, da due anni, eroga delle lauree specialistiche con corsi tenuti interamente in lingua inglese.
Visto che sono tutte lauree a carattere &#8220;tecnologico&#8221;, non la trovo una cattiva idea. D&#8217;altra parte, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><i>Premessa: il mio professore di Inglese del Liceo definiva &#8220;inglese maccheronico&#8221; quello di chi parlava inglese in modo approssimativo e con poca &#8220;fluidità&#8221;.</i></p>
<p>La mia facoltà, da <b>due</b> anni, eroga delle lauree specialistiche con corsi tenuti interamente in <i>lingua inglese</i>.<br />
Visto che sono tutte lauree a carattere &#8220;tecnologico&#8221;, non la trovo una cattiva idea. D&#8217;altra parte, la maggior parte della documentazione, dei libri e del materiale per i corsi che si utilizzano sono in inglese.<br />
Quando due anni fa dovevo immatricolarmi per la laurea magistrale, infatti, ci avevo fatto un pensierino.<br />
Poi avevo dato un occhio al piano degli studi. E li ho cambiato idea, optando per la &#8220;versione&#8221; in italiano.<br />
Perché? Perché la laurea magistrale in Ingegneria Informatica, erogata in lingua inglese, toglieva la maggior parte dei corsi a scelta e dei vari orientamenti che offre quella in italiano (multimedialità, applicazioni software, reti, hardware&#8230;) per lasciare <b>unicamente</b> quella rivolta verso l&#8217;hardware.<br />
E siccome nella laurea triennale avevo già visto pochi corsi di programmazione o comunque di cose legate al software, contando poi che tra i corsi obbligatori ce n&#8217;era già un bel numero che riguardava hardware &#038; Co., mi sono detto: &#8220;<i>no, no</i>&#8220;.<br />
E così ho iniziato quella in italiano, facendomi i miei corsi obbligatori, scegliendo i corsi facoltativi che più mi piacevano e prendendo un orientamento più legato al software.</p>
<p>In questi due anni, però, sono sempre stato incuriosito da questa laurea in inglese. Ero curioso, più che altro, di vedere com&#8217;era l&#8217;approccio dei professori e degli studenti con l&#8217;inglese.<br />
I professori come parlavano inglese?<br />
Si facevano capire?<br />
E gli studenti, come se la cavavano a fare domande e a scrivere i compiti d&#8217;esame senza poter utilizzare l&#8217;italiano?</p>
<p>L&#8217;occasione per avere una <i>prima</i> risposta a queste domande l&#8217;ho avuta ieri, quando mi trovavo al laboratorio di Informatica per fare una relazione con due miei compagni.<br />
In quelle ore, infatti, si trovava lì un professore che stava facendo un&#8217;esercitazione proprio per un corso della laurea magistrale in Ingegneria Informatica in inglese!<br />
Ed ecco che le risposte alle domande che mi ero posto sono arrivate!<br />
Il professore parlava quello che a inizio post avevo definito un <i>&#8220;inglese maccheronico&#8221;</i>: tentennava, ripeteva le cose mille volte, parlava in maniera assolutamente poco fluente e così via.<br />
Gli studenti &#8211; ci mancherebbe! &#8211; capivano quello che diceva e riuscivano a fare domande e a interagire.<br />
In questo modo, però, non mi sembra che ci sia un <i>reale</i> vantaggio a fare i corsi in inglese, perché la lingua, invece di essere un &#8220;<b>valore aggiunto</b>&#8220;, diventa un ostacolo a un apprendimento chiaro, efficace e completo.</p>
<p>Alla fine, mi sorge allora una domanda: perché attivare corsi in inglese quando non si hanno persone in grado al 100% di tenerli? Qual è il vantaggio, se gli studenti devono pure &#8220;decifrare&#8221; quella sorta di inglese parlato dai propri professori?<br />
Domande che, credo, rimarranno senza risposta&#8230;</p>
<p><b>P.S.</b> Ovviamente questa &#8220;riflessione&#8221; è fatta osservando <b>UN</b> corso universitario. Non è detto che <b>tutti</b> i corsi di quella e di altre lauree siano così. Magari sono migliori. Lo spero, ma non ci conto troppo&#8230; <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Adotta un ingegnere</title>
		<link>http://luigidr.altervista.org/2009/05/adotta-un-ingegnere/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 18:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[University]]></category>

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		<description><![CDATA[La procedura è molto semplice.
Non servono soldi, solo due minuti del tuo tempo.
Devi:

cliccare su questo link: Social Network Telefilm &#8211; Raccolta preliminare dei requisiti;
compilare il questionario che ti comparirà.

Avrai così adottato un&#8217;avvenente e simpatica ingegnere romana.
Facendola felice e ottenendo la sua eterna gratitudine!  
N.B.La presente campagna &#8220;Adotta un ingegnere&#8221; è stata ideata da Lady [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La procedura è molto semplice.<br />
Non servono soldi, solo due minuti del tuo tempo.</p>
<p>Devi:</p>
<ol>
<li>cliccare su questo link: <a href="http://www.hci.americanpizzaparty.com/questionario">Social Network Telefilm &#8211; Raccolta preliminare dei requisiti</a>;</li>
<li>compilare il questionario che ti comparirà.</li>
</ol>
<p>Avrai così adottato un&#8217;avvenente e simpatica ingegnere romana.<br />
Facendola felice e ottenendo la sua eterna gratitudine! <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><b>N.B.</b>La presente campagna &#8220;<i>Adotta un ingegnere</i>&#8221; è stata ideata da <a href="http://www.ladyblackice.americanpizzaparty.com/">Lady Blackice</a>; non si intende violare il diritto d&#8217;autore.</p>
<p><b>P.S.</b> Il questionario è realizzato da un gruppo di studenti della laurea magistrale in Ingegneria Informatica dell&#8217;Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma per il corso di <i>Interazione uomo-macchina</i>. E, si sa, tra ingegneri ci si aiuta volentieri&#8230; <img src='http://luigidr.altervista.org/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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