"There are three things extremely hard: steel, a diamond and to know one's self." (Abraham Lincoln)

Archivio per ‘Me’.

nov 08

Cosa accadrebbe se Cupido, per punizione, venisse mandato sulla Terra con il compito di formare 100 coppie, senza poter usare arco e frecce?

Questa è l’idea che sta alla base di un telefilm della ABC: Cupid, ambientato nella New York del 2009.
Ho visto l’episodio pilota ieri sera, e devo dire che mi è piaciuto abbastanza.
La serie è andata in onda per la prima volta a marzo 2009, negli States, come una sorta di remake di una serie del 1998.
E, come capita spesso con i remake, dopo soli sette episodi viene cancellata.
Ecco il trailer:

Lo trovo, in ogni caso, un telefilm carino, e credo che guarderò anche i restanti sei episodi… se non altro, ci sono delle location carine! ;)

ott 22

Qualche pensiero su questi giorni…

Persone
Ieri ho rivisto una persona che non vedevo da alcuni mesi. E’ venuta a trovarmi al Politecnico, per un problema col computer.
Abbiamo fatto anche due chiacchiere. Mi ha davvero fatto piacere!

La tesi e il Mac
Sto realizzando la mia tesi su Windows 7, installato con Bootcamp sul mio Macbook.
Ieri è capitata una cosa a dir poco “strana”: un componente software – vecchiotto e che potrebbe essere fatto meglio ma che devo usare per forza così com’è – che uso nel mio programma in C# per simulare il tracciamento degli occhi (lo fa “intercettando” il movimento del mouse, su un computer “normale”), in una certa condizione, mandava in crash l’intero programma.
Dopo averci speso una mattina senza risolvere nulla, lo prendo e lo metto su un altro computer (non Apple e con Windows XP). Lo eseguo e… funziona!
Mi dico: potrebbe essere colpa di Seven! Proviamo: lo passo al dottorato che mi segue nella tesi per farglielo provare sul suo pc, con Windows 7 a 64 bit.
Indovinate un po’?! Funziona!
Lo mando a un mio amico da provare sul suo portatile, pure lui con Windows 7… e anche lì va!
Penso che la colpa sia del trackpad del Macbook e del suo driver e lo provo sul mio iMac, una volta a casa, grazie a Windows XP che ho virtualizzato. Risultato?! Non va!
Una conclusione ancora non l’ho trovata. Un workaround sì. Di certo c’è da dire che l’hardware Apple e i suoi driver per Windows, almeno per quanto riguarda l’input (perché anche utilizzando la tastiera, crasha!), non deve essere uguale uguale a quello di un qualsiasi altro computer…

Windows 7
Oggi è ufficialmente uscito. Mi sono chiesto: chissà se a Torino hanno finito le scorte per l’ora di pranzo come è successo con Snow Leopard… ma qualcosa mi dice di no! :P

Inglese
Leggere la frase “suonare il pianoforte” tradotta come “suonare the piano” non ha prezzo. Vedo che la scuola italiana funziona sempre meglio, sì sì…

Videolezioni & Co.
Dicano pure quello che vogliano. Le videolezioni e la teledidattica sono sicuramente strumenti utili e apprezzabili per diversi motivi.
Però quella non è “università” come la intendo io! Almeno non come la si sta impostando e svolgendo in questo momento. Se poi si troveranno metodi più furbi, ben vengano!
Ora, però… Dove sta il contatto e il confronto con gli altri studenti? Dove sta la possibilità di chiedere spiegazioni immediatamente se non si capisce o se si ha qualche dubbio? Dove sta l’impegno ad alzarsi, andare in università e affrontare qualche piccola difficoltà, di tanto in tanto? Si cresce e si educa così? Davvero?!

ott 07

Come dicevo nel mio post precedente, una delle cose che uno studente universitario (una matricola, in particolare) dovrebbe imparare a fare bene è lavorare in gruppo. E’ davvero una cosa importante in diverse facoltà e non sempre è così facile come può sembrare.
Ho trovato dieci suggerimenti su questo tema che condivido in pieno e che vi riporto (in italiano):

  1. Presentatevi nel modo giusto.
    Tutto comincia presentandosi bene. Poi, scambiatevi le informazioni necessarie per contattarvi e imparate i nomi degli altri. Scambiatevi i numeri di telefono e stabilite durante quali ore potete telefonarvi.
  2. Trovate gli elementi in comune.
    Quasi sempre troverete elementi in comune con un altro, e da lì diventa più facile discutere le questioni laddove ci sono idee diverse. Lo sport non conosce limiti di razza e ricchezza. E comunque, se non trovate altro, potrete sempre mettervi a parlare del tempo…
  3. Create le condizioni giuste per un incontro.
    Abbiate una superficie abbastanza grande per lavorare e assicuratevi che la stanza sia abbastanza tranquilla e che non ci siano troppe distrazioni. Assicuratevi che nessuno abbia fame, freddo o sia stanco (per quello che potete farci). Trovatevi per un pranzo o una cena, se potete; il cibo addolcisce gli incontri. Ecco perché “ci si vede per colazione” (do lunch) a Hollywood.
  4. Fate parlare tutti.
    Anche se pensate che quello che stanno dicendo sia stupido. Non finite le frasi degli altri, possono farlo anche da soli. Non interrompeteli. E ricordate: parlare più veloce o a voce alta non rende la vostra idea migliore.
  5. Lasciate il vostro io fuori dalla stanza.
    Quando esponete le idee, definitele e scrivetele. La definizione dovrebbe descrivere l’idea, non il creatore: “La storia del ponte” non “La storia di Jane”.
  6. Elogiatevi a vicenda.
    Trovate qualcosa di carino da dire, anche se forzato. Le idee peggiori possono sempre nascondere la soluzione al problema, se osservate bene.
  7. Mettete le cose per iscritto.
    Scrivete sempre chi è responsabile per cosa e quando. Siate concreti. Accordatevi per incontrarvi via email. Non pensate mai che il compagno di stanza (o di appartamento) di qualcuno gli faccia avere il vostro messaggio.
  8. Siate aperti e onesti.
    Parlate con i membri del vostro gruppo se c’è un problema. Perdonate quanto le persone fanno degli errori ma non abbiate paura di affrontare i problemi quando questi sorgono.
  9. Evitate i conflitti a tutti i costi.
    Quando si è stressati e gli animi si scaldano, prendetevi una piccola pausa. Calmatevi e tornate al lavoro. Scusatevi se avete perso le staffe con i vostri compagni, anche se pensate che la “colpa” non sia vostra: l’obiettivo è lavorare insieme, non far partire una battaglia legale su quale trasgressione è peggiore. E se due persone stanno per litigare, fategli da moderatore.
  10. Proponete le alternative con una domanda.
    Anziché: “Penso che dovremmo fare A, non B”, provate a dire: “E se facessimo A, invece che B?”; questo permette agli altri di dare un’opinione piuttosto che difendere la scelta di qualcuno.

Ah, una piccola aggiunta: quando vi dovete trovare per lavorare in gruppo, siate puntuali e presenti. Se proprio non potete esserci per qualche imprevisto dell’ultimo minuto, avvertite gli altri.

[Fonte: Tips for Working in Groups di Randy Pausch]

set 25

Un po’ di tempo fa, complice il fatto che sulla mia scrivania a computer spento non ho un orologio sott’occhio, mi guardavo intorno alla ricerca di un orologio discreto ma carino da acquistare.
E così, mentre ero in giro, in una vetrina ho visto un flip clock (in italiano credo si chiami “orologio a paletta”).
Simile a questo, ma in legno, invece che di metallo:

flip_clock

Devo dire che mi è subito piaciuto e ho pensato: “Carino!”.
Poi ho guardato il prezzo e mi sono detto: “Sì, carino in tutti i sensi.”
E ho tirato dritto! :D

Tornando a casa, però, mi sono chiesto se ne esisteva una qualche versione “digitale”, come screensaver, per esempio.
La risposta, come era prevedibile, è stata .
Di quelli che ho trovato, due, in particolare, mi hanno colpito:
- fliqlo;
- Flip Clock.

Il primo, fliqlo, è uno screensaver per Windows e per Mac OS X (Snow Leopard non è ancora supportato, ahimé). E’ stato il mio screensaver per diverso tempo, finché non sono passato a Snow Leopard, appunto. Il suo sviluppatore dice che ne sta preparando una versione aggiornata che funzioni anche su quel sistema operativo… quindi, aspetto! fliqlo si può scaricare da questa pagina e il suo aspetto è questo:

fliqlo

Oltre a essere davvero ben fatto, si può anche scegliere se visualizzare l’ora su 12 ore (come quella dell’immagine) o su 24 ore.

L’altro programma, Flip Clock, invece, è un’applicazione per iPhone: ed è diventato il mio “orologio da scrivania” quando il computer è spento. :P

flip_clock_iphone

Questa applicazione si può scaricare dall’App Store e costa 79 centesimi di euro. Ha diverse opzioni, tra cui la visualizzazione su 12/24 ore o la possibilità di non far bloccare lo schermo del telefono mentre il programma è in esecuzione…

Insomma, se vi piace questo tipo di orologio… questi sono due “must“! ;)

set 24

Lunedì ho ripreso ad andare in laboratorio a lavorare sulla tesi.
Quando sono arrivato, la prima notizia che mi hanno dato è stata: l’eye-tracker che c’è in laboratorio, cioè il computer che permette di controllare alcuni programmi tramite un tracciamento preciso dell’occhio, era un prestito di un’università inglese e adesso… beh, lo rivogliono indietro!
Un bel problema, visto che per il gruppo di ricerca (e per la mia tesi, naturalmente!) è un elemento abbastanza importante!

mytobii

Subito dopo mi dicono che ne stanno cercando un altro in prestito da qualche azienda italiana.
Se non ci riescono, ci dobbiamo “arrangiare” con una webcam tradizionale e un programma che tracci lo spostamento della testa. Programma che ho provato, ed è fatto bene, è veloce e tutto quello che si vuole, ma non è la stessa cosa dell’eye-tracker!
Ora, il modello nuovo e più economico dell’eye-tracker che abbiamo in laboratorio, costa la bellezza di 20.000 euro (migliaia di euro in più, migliaia di euro in meno), quindi è davvero una bella cifra.

Però, mi verrebbe da dirti, mia cara università:

  • invece di rifare completamente gli ingressi, che tanto non c’era l’urgenza di rifarli, visto che erano solidi e assolutamente non pericolanti;
  • invece di far ripiantare la maggior parte dei prati fioriti a mesi alterni;
  • invece di tenere tonnellate di corsi duplicati tra quelli in italiano e quelli in inglese (cancellando, ovviamente per mancanza di fondi, quelli più interessanti);
  • visto che dovresti essere una delle migliori università di Italia e che, per questo, riceverai 6 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso da parte dello Stato;

forse si potrebbe anche pensare di acquistarne uno usato, visto che il gruppo di ricerca lo usa abbondantemente. D’altra parte, il modello che si ha adesso non è l’ultimo in commercio!
Certo, lo so, non c’è solo quel gruppo… e sono sicuramente diversi i gruppi di ricerca con questi problemi…
Allora, proprio per questo, perché non fare qualcosa?! Perché non dare un po’ più di priorità alla ricerca?! Da qualche parte si dovrà pur iniziare, no?!
Poi ci si lamenta che i ricercatori scappano dall’Italia! Più passa il tempo e più mi meraviglierei del contrario!
Inoltre, come dire: ogni tanto, puntare sulla qualità e sulla sostanza invece che sulla quantità e l’apparenza? ;)

set 04

Era un po’ di tempo che volevo scrivere questo post. Poi, complice la poca voglia e altre cose da fare, ho sempre rimandato. Tanto non è niente di così indispensabile, mi dicevo. Però, volevo scriverlo e, finalmente, eccolo qui! ;)

Dopo aver scritto dei gadget delle università statunitensi e dopo aver “ispirato” un po’ questo post di Lady Blackice, mi sono finalmente deciso di parlarvi dei gadget del Politecnico di Torino!

Gadget del Politecnico di Torino

Non so esattamente quando i gadget del Poli abbiano fatto la loro comparsa… so che li ho sempre visti!

Questi accessori sono venduti dall’associazione (interna) Polincontri, che da circa vent’anni si occupa di cultura, sport e tempo libero per gli studenti e i dipendenti dell’università.
Sul sito dell’associazione, più precisamente a questa pagina, li potete trovare tutti (con tanto di prezzo): si va dalle felpe (con o senza cappuccio), ai portabadge, passando da biro, portachiavi, cravatte, zainetti, cappellini, chiavi USB… insomma, la scelta non manca!
Io ho il portabadge, ma credo che prossimamente andrò a vedere come sono le tazze… :P

Purtroppo, quella che vedete in questo post è una delle poche foto che ho trovato… e non rende molto l’idea! Ma alcuni di questi gadget sono proprio carini (altri sono molto “seri”) e averne uno, a mo’ di ricordo di questi anni di università, non mi pare una cattiva idea…

P.S. Il Polincontri, per chi fosse al Poli (sede centrale) e non lo sapesse, si trova poco dopo l’edicola, nel corridoio che da su Corso Einaudi.

ago 06
  1. Il buon design è innovativo.
  2. Il buon design rende un prodotto utile.
  3. Il buon design è estetico.
  4. Il buon design aiuta un prodotto a essere compreso.
  5. Il buon design non è intrusivo.
  6. Il buon design è onesto.
  7. Il buon design è durevole.
  8. Il buon design è preciso fino all’ultimo dettaglio.
  9. Il buon design si preoccupa dell’ambiente.
  10. Il buon design è il più semplice design possibile.

Questo è quanto riporta (in inglese) il sito Vitsoe. Seguendo il link, troverete anche ogni “comandamento” spiegato.
E’ un decalogo che mi ha colpito e che non si vede molto spesso applicato ai prodotti che si trovano in giro, purtroppo! Mi è così piaciuto che ho voluto tradurlo e riportarlo qui. ;)

ago 05

- che meno studenti in un corso ci sono, meglio è;
- che negli esami conta sì quanto studi… ma ci vuole anche un pizzico di fortuna perché le cose vadano come pensavi;
- che la meritocrazia è sempre più rara;
- che non sono capace di studiare di notte, anche con litri di caffè. Prima o poi devo andare a dormire e quando mi sveglio sono a pezzi;
- che abitare al primo piano in un palazzo senza ascensore ha i suoi indubbi vantaggi (volete mettere portare su la spesa o dei mobili solo per un piano?!);
- che abitare in un palazzo con la portineria è una delle cose più comode del mondo (grazie Nadia!);
- che i professori sono esseri umani: non tutti, ma buona parte sì;
- che quasi tutti i professori rispondono alle mail (e se lo racconti ai tuoi amici, in genere, non ci credono);
- che sono davvero multitasking;
- che lavorare in gruppo è duro, ma quando si trova la quadra giusta non c’è niente di meglio;
- che, a volte, proprio non ce la faccio a stare zitto e devo dire quello che penso;
- che i Mac sono, per me, una grande invenzione e sono lieto di averli “scoperti”;
- che alcuni negozianti torinesi sono molto freddi e distaccati la prima volta che ti vedono; appena ti conoscono, però, non te ne liberi più;
- che, tutto sommato, me la cavo bene anche a vivere da solo;
- che mi viene bene cucinare (e si vede da quanto sono ingrassato!);
- che programmare non è poi così male come pensavo all’inizio;
- che Torino è una città che mi piace;
- a dire “addio” a diverse persone, con le quali ero amico ma le circostanze della vita ci hanno fatto allontanare;
- che, in alcuni corsi, l’apparenza del proprio operato conta più della sostanza (purtroppo!);
- che ci vuole tempo a costruire amicizie che durino oltre le ore di lezione… e, a volte, questo tempo non c’è;
- che bisogna tenere sempre accanto a sé i propri sogni: non si sa mai;
- che non bisogna avere paura;
- che le difficoltà che incontriamo stanno lì perché le possiamo superare;
- che ci sono ancora padroni di casa onesti: pochi, ma ce ne sono;
- che girare in certe zone di Torino, di domenica, è come girare in una città fantasma;
- che sono “innamorato” degli Stati Uniti;
- che leggere è un piacere da non togliersi mai;
- che c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, piccolo o grande, banale o importante che sia;
- che adoro la “semplicità”.

P.S. Prima o poi un post così dovevo scriverlo. Siccome mi sento sempre più “in dirittura di arrivo”, mi sono deciso e quindi… eccolo qui!

ago 02

Due appunti su cosa ho fatto e su cosa ancora vorrei fare quest’estate.

Dunque…
Ho finito gli esami universitari il 15 Luglio.
Il 16 sono partito per andare 10 giorni in montagna: gli unici 10 giorni di vacanza che avevo!
Il 28 Luglio sono tornato dalla montagna… nei giorni che sono seguiti ho sistemato un po’ di cose sul computer, ho portato a casa da Torino alcune cose che avevo lasciato lì e mi sono riposato ancora qualche giorno.
E siamo arrivati a oggi.

Nei prossimi giorni inizierò a studiare per gli esami di Settembre, riprenderò in mano la tesi e leggerò un po’ di documenti di varie conferenze (sempre per la tesi).
Quello che vorrei fare, oltre a tutto questo, è:

  • leggere qualche libro che mi sono portato a casa (“Don’t make me think”, “Emotional Design”, “L’arte dell’inganno” e “9 stories of Mark Twain”);
  • guardare qualche film che non ho potuto ancora vedere;
  • scrivere un po’ su questo blog (e su APP, magari);
  • provare qualche programmino che mi ero riproposto di provare mesi fa;
  • creare un nuovo tema per questo mio blog e trasferirlo su un nuovo dominio.

Il tutto entro il 25 agosto.

Dite che ce la posso fare?! ;)

ago 01

Pare che, ultimamente, ci sia questa tendenza: quella di prendere telefilm o film realizzati diversi anni fa e di farne un seguito oppure un prequel.
E’ capitato a Batman, a Superman, a 90210, a Star Trek… e ora – forse c’era da aspettarselo! – tocca a Supercar. ;)

Ebbene sì, la mitica KITT, nel 2008 è tornata con un nuovo look e con nuovi personaggi nelle televisioni statunitensi, prima con un film e poi con una serie televisiva.
Serie, però, che è durata una sola stagione, 17 episodi in tutto.
Un anno dopo, questa serie è sbarcata anche qui, in Italia.
Dal 28 agosto, infatti, Steel (Mediaset Premium) trasmetterà l’intera serie, tutti i venerdì sera, per 9 settimane.

Io la vedrò… e voi?