"Discovering is seeing what everybody else has seen, and thinking what nobody else has thought." (Albert Szent-Gyorgi)
set 24

Lunedì ho ripreso ad andare in laboratorio a lavorare sulla tesi.
Quando sono arrivato, la prima notizia che mi hanno dato è stata: l’eye-tracker che c’è in laboratorio, cioè il computer che permette di controllare alcuni programmi tramite un tracciamento preciso dell’occhio, era un prestito di un’università inglese e adesso… beh, lo rivogliono indietro!
Un bel problema, visto che per il gruppo di ricerca (e per la mia tesi, naturalmente!) è un elemento abbastanza importante!

mytobii

Subito dopo mi dicono che ne stanno cercando un altro in prestito da qualche azienda italiana.
Se non ci riescono, ci dobbiamo “arrangiare” con una webcam tradizionale e un programma che tracci lo spostamento della testa. Programma che ho provato, ed è fatto bene, è veloce e tutto quello che si vuole, ma non è la stessa cosa dell’eye-tracker!
Ora, il modello nuovo e più economico dell’eye-tracker che abbiamo in laboratorio, costa la bellezza di 20.000 euro (migliaia di euro in più, migliaia di euro in meno), quindi è davvero una bella cifra.

Però, mi verrebbe da dirti, mia cara università:

  • invece di rifare completamente gli ingressi, che tanto non c’era l’urgenza di rifarli, visto che erano solidi e assolutamente non pericolanti;
  • invece di far ripiantare la maggior parte dei prati fioriti a mesi alterni;
  • invece di tenere tonnellate di corsi duplicati tra quelli in italiano e quelli in inglese (cancellando, ovviamente per mancanza di fondi, quelli più interessanti);
  • visto che dovresti essere una delle migliori università di Italia e che, per questo, riceverai 6 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso da parte dello Stato;

forse si potrebbe anche pensare di acquistarne uno usato, visto che il gruppo di ricerca lo usa abbondantemente. D’altra parte, il modello che si ha adesso non è l’ultimo in commercio!
Certo, lo so, non c’è solo quel gruppo… e sono sicuramente diversi i gruppi di ricerca con questi problemi…
Allora, proprio per questo, perché non fare qualcosa?! Perché non dare un po’ più di priorità alla ricerca?! Da qualche parte si dovrà pur iniziare, no?!
Poi ci si lamenta che i ricercatori scappano dall’Italia! Più passa il tempo e più mi meraviglierei del contrario!
Inoltre, come dire: ogni tanto, puntare sulla qualità e sulla sostanza invece che sulla quantità e l’apparenza? ;)

Una risposta a “Houston, abbiamo un problema…”

  1. Lady Blackice dice:

    Ovunque la stessa storia…
    Povere università italiane, siamo ridotti proprio male! :(

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